House Unimog
 - Fabian Evers Architecture, Wezel Architektur

Il proprietario desiderava un’abitazione con lo spazio necessario a ospitare anche il suo Unimog (storica gamma di autocarri fuoristrada della Daimler-Benz).

Il sito confina direttamente con una strada molto trafficata ed è circondato da piccole case private e da edifici agricoli. Un parametro importante nello sviluppo del progetto è stato il basso budget a disposizione.

L’idea è stata quella di sovrapporre i due usi in modo da minimizzare l’impatto sul sito e da orientare la zona giorno verso il paesaggio. Il risultato è una casa sviluppata verticalmente.

Il cambiamento d’uso si riflette nel prospetto: la parte inferiore, dedicata all’officina, è rivestita con pannelli di policarbonato traslucido. L’area di lavoro è così illuminata di luce naturale durante il giorno, mentre di notte si trasforma in una scatola luminosa che brilla nel quartiere.

Lo spazio abitativo si presenta, con la sua facciata color antracite, come un volume monolitico. La disposizione delle finestre e un’ampia loggia orientata a sud permettono di godere della vista sul paesaggio circostante. I materiali scelti per la facciata e gli interni sottolineano il concetto di design pragmatico e ridotto: una casa che si avvicina più alla tipologia della residenza colonica o della fattoria piuttosto che a quella dell’abitazione tradizionale.

Building Skin Developed That Could Cool Our Cities

The urban heat island effect - the hot, overwhelming temperatures that a city’s concrete produces – has a huge impact on livability and comfort within the city. Now, an elegant cooling system has been designed that not only reduces energy usage, but – should it be installed on multiple buildings – could even lower the overall temperature of a city itself. 

Designed by Nikken Sekkei, The Sony City Osaki Building, which recently won the 2014 Tall Building Innovation Award from the Council on Tall Buildings and Urban Habitat (CTBUH), features an innovative new cooling system: a skin of water-filled ceramic pipes known as reduces the surface temperature of a building up to 12°C, and can even lower the micro-climate surrounding the building 2°C. The CTBUH explains how:

“The simplicity of the system is elegant. The BioSkin tubes are made of extruded aluminum cores, with a highly water-retentive terra-cotta shell attached to the aluminum core using an elastic adhesive. When rainwater collects on the rooftop, it is then drained to a subsurface storage tank, where it is filtered and sterilized. This water is then pumped up and circulated through the pipes, which in the live test case were incorporated as balcony railings on a Tokyo office building, reminiscent of the horizontal screens seen throughout Japan and known as sudare. Rainwater penetrates outward through the porous ceramic, evaporating from the pipe’s surface, cooling the surrounding air. Excess water is then drained down
to the soil of the premises to the extent possible, normalizing the water cycle and reducing the load on sewage infrastructure.”

'Patience' for the perfect image

Quando un’istante è fatto da giorni di attesa..

Loves by Domus

Generative Design Camp 2014

Il lavoro manuale come medicina dell’anima.

Mattew Crawford

Terrazzamenti nel bosco: segni inequivocabili di un paesaggio agrario ormai perso con la rivoluzione agraria di inizio secolo. In questi terreni, sottratti con fatica alla natura, venivano coltivati ortaggi e frutta che servivano a sostentamento delle famiglie che vivevano in montagna. Abbandonati a metà del secolo scorso, il bosco ha subito preso il sopravvento sugli spazi che un tempo gli furono rubati dalle attività antropiche. Le immani fatiche di generazioni di abili contadini, sono risultate presto vane. Ci siamo persi una parte importante del nostro paesaggio, oltre a tutta una conoscenza di tecniche agricole sviluppate in secoli di presidio del territorio. #paesaggio #paesaggioagrario #paesaggioculturale #agricoltura #rurale #trentino #pinè #abbandono #industrializzazione #capitalismo #paesaggioalpino #terrazzamenti #muridipietra #bosco  (presso Bedollo (TN))

Terrazzamenti nel bosco: segni inequivocabili di un paesaggio agrario ormai perso con la rivoluzione agraria di inizio secolo. In questi terreni, sottratti con fatica alla natura, venivano coltivati ortaggi e frutta che servivano a sostentamento delle famiglie che vivevano in montagna. Abbandonati a metà del secolo scorso, il bosco ha subito preso il sopravvento sugli spazi che un tempo gli furono rubati dalle attività antropiche. Le immani fatiche di generazioni di abili contadini, sono risultate presto vane. Ci siamo persi una parte importante del nostro paesaggio, oltre a tutta una conoscenza di tecniche agricole sviluppate in secoli di presidio del territorio. #paesaggio #paesaggioagrario #paesaggioculturale #agricoltura #rurale #trentino #pinè #abbandono #industrializzazione #capitalismo #paesaggioalpino #terrazzamenti #muridipietra #bosco (presso Bedollo (TN))

La poesia in un paio di forbici

La Ernest Wright and Son è un’azienda britannica a conduzione familiare che dal 1902 produce forbici artigianali.

In questo video Cliff Denton, uno degli ultimi forbiciai al mondo, mostra il lavoro accurato che c’è dietro a un paio di forbici fatte a mano.

internazionale.it

RENA festival

La tecnologia deve creare tempo.

Adriano Olivetti e la cultura del bello

"L’industria e la cultura per lui erano un tutt’uno. Non era pensabile proporre un prodotto, o un’azienda che fosse in sé grigia, opaca, uniforme, salvo poi sovvenzionare mostre d’arte o commissionare cataloghi dalla grafica smagliante. Egli avvertiva veramente una profonda identità tra il costruire, il produrre e il fare cultura, il diffondere valori estetici […] Solamente dopo la scomparsa di Adriano Olivetti alcuni ingegneri, pressati dalle nuove esigenze di controllo dei costi di produzione, cominciarono a chiedersi se era il caso di continuare a fabbricare tutti quei particolari interni delle macchine, in specie delle calcolatrici, in modo così bello e rifinito, dato che nessuno le vedeva. Per decenni si erano prodotti componenti interni alle macchine che nessuno, tranne chi le costruiva, o qualche tecnico che anni dopo avesse dovuto ripararle, avrebbe mai visto. Componenti particolarmente ben disegnati, passati alla rettifica benché non fosse necessario, cromati con cura, e per sempre invisibili nel cuore di una calcolatrice o di una macchina da scrivere. Tutti insieme essi facevano dell’interno della macchina un ambiente non meno bello al confronto col suo design esterno. Io non credo che l’ingegner Adriano fosse arrivato al punto di richiedere che il tale albero rotante di una calcolatrice dovesse essere confezionato in modo superlativo. Piuttosto era accaduto che tutta la fabbrica avesse assorbito l’imperativo per cui la produzione ed estetica, efficienza e design, razionalità e bellezza dovevano essere due aspetti della medesima composizione. Doveva scomparire lui perché qualcuno cominciasse a chiedersi se era davvero il caso di badare all’estetica di una serie di dettagli, sia interni ai prodotti sia esterni, che non parevano avere nessuna giustificazione in termini né di efficienza né di costo"

Luciano Gallino, (a cura di Paolo Ceri) L’impresa responsabile – un’intervista su Adriano Olivetti. Roma, Edizioni di Comunità, 2001. p.105

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Oggetti perfetti, belli anche nel loro interno, frutto di un pensiero che lo si può ritrovare solo in alcune rare eccellenze, spesso solo a dimensione artigianale. Ma perché tutto questo? In ambito artigianale si potrebbe banalizzare dicendo che è la passione che l’artigiano impegna nel creare un oggetto. Ho sempre creduto che ci sia anche una componete legata ad un lato psicologico di chi produce tali pezzi: produrre con questa cura serve a soddisfare la psiche di chi la costruisce, per sentirsi in armonia con le proprie idee, e quindi lo fa per se stesso. Questo credo l’avesse intuito anche Olivetti, che faceva produrre parti dalle rifiniture raffinate per nutrire non solo il proprio, ma soprattutto quello del lavoratore, senso di soddisfazione che si ha nel fare il proprio lavoro fatto bene. Questa può essere considerata una strategia dettata da una forte e sentita responsabilità di impresa. Ma secondo me c’è di più: c’è il genio di un uomo che applicava, e provava a trasmettere a tutti coloro che lavorassero con lui e per lui, il suo senso olistico di bellezza, che va oltre l’estetica e che si eleva a funzione sociale.

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Gli studenti de l’Ecal progettano una casa popolata da oggetti sentimentali.

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