Generative Design Camp 2014

Il lavoro manuale come medicina dell’anima.

Mattew Crawford

Terrazzamenti nel bosco: segni inequivocabili di un paesaggio agrario ormai perso con la rivoluzione agraria di inizio secolo. In questi terreni, sottratti con fatica alla natura, venivano coltivati ortaggi e frutta che servivano a sostentamento delle famiglie che vivevano in montagna. Abbandonati a metà del secolo scorso, il bosco ha subito preso il sopravvento sugli spazi che un tempo gli furono rubati dalle attività antropiche. Le immani fatiche di generazioni di abili contadini, sono risultate presto vane. Ci siamo persi una parte importante del nostro paesaggio, oltre a tutta una conoscenza di tecniche agricole sviluppate in secoli di presidio del territorio. #paesaggio #paesaggioagrario #paesaggioculturale #agricoltura #rurale #trentino #pinè #abbandono #industrializzazione #capitalismo #paesaggioalpino #terrazzamenti #muridipietra #bosco  (presso Bedollo (TN))

Terrazzamenti nel bosco: segni inequivocabili di un paesaggio agrario ormai perso con la rivoluzione agraria di inizio secolo. In questi terreni, sottratti con fatica alla natura, venivano coltivati ortaggi e frutta che servivano a sostentamento delle famiglie che vivevano in montagna. Abbandonati a metà del secolo scorso, il bosco ha subito preso il sopravvento sugli spazi che un tempo gli furono rubati dalle attività antropiche. Le immani fatiche di generazioni di abili contadini, sono risultate presto vane. Ci siamo persi una parte importante del nostro paesaggio, oltre a tutta una conoscenza di tecniche agricole sviluppate in secoli di presidio del territorio. #paesaggio #paesaggioagrario #paesaggioculturale #agricoltura #rurale #trentino #pinè #abbandono #industrializzazione #capitalismo #paesaggioalpino #terrazzamenti #muridipietra #bosco (presso Bedollo (TN))

La poesia in un paio di forbici

La Ernest Wright and Son è un’azienda britannica a conduzione familiare che dal 1902 produce forbici artigianali.

In questo video Cliff Denton, uno degli ultimi forbiciai al mondo, mostra il lavoro accurato che c’è dietro a un paio di forbici fatte a mano.

internazionale.it

RENA festival

La tecnologia deve creare tempo.

Adriano Olivetti e la cultura del bello

"L’industria e la cultura per lui erano un tutt’uno. Non era pensabile proporre un prodotto, o un’azienda che fosse in sé grigia, opaca, uniforme, salvo poi sovvenzionare mostre d’arte o commissionare cataloghi dalla grafica smagliante. Egli avvertiva veramente una profonda identità tra il costruire, il produrre e il fare cultura, il diffondere valori estetici […] Solamente dopo la scomparsa di Adriano Olivetti alcuni ingegneri, pressati dalle nuove esigenze di controllo dei costi di produzione, cominciarono a chiedersi se era il caso di continuare a fabbricare tutti quei particolari interni delle macchine, in specie delle calcolatrici, in modo così bello e rifinito, dato che nessuno le vedeva. Per decenni si erano prodotti componenti interni alle macchine che nessuno, tranne chi le costruiva, o qualche tecnico che anni dopo avesse dovuto ripararle, avrebbe mai visto. Componenti particolarmente ben disegnati, passati alla rettifica benché non fosse necessario, cromati con cura, e per sempre invisibili nel cuore di una calcolatrice o di una macchina da scrivere. Tutti insieme essi facevano dell’interno della macchina un ambiente non meno bello al confronto col suo design esterno. Io non credo che l’ingegner Adriano fosse arrivato al punto di richiedere che il tale albero rotante di una calcolatrice dovesse essere confezionato in modo superlativo. Piuttosto era accaduto che tutta la fabbrica avesse assorbito l’imperativo per cui la produzione ed estetica, efficienza e design, razionalità e bellezza dovevano essere due aspetti della medesima composizione. Doveva scomparire lui perché qualcuno cominciasse a chiedersi se era davvero il caso di badare all’estetica di una serie di dettagli, sia interni ai prodotti sia esterni, che non parevano avere nessuna giustificazione in termini né di efficienza né di costo"

Luciano Gallino, (a cura di Paolo Ceri) L’impresa responsabile – un’intervista su Adriano Olivetti. Roma, Edizioni di Comunità, 2001. p.105

/

Oggetti perfetti, belli anche nel loro interno, frutto di un pensiero che lo si può ritrovare solo in alcune rare eccellenze, spesso solo a dimensione artigianale. Ma perché tutto questo? In ambito artigianale si potrebbe banalizzare dicendo che è la passione che l’artigiano impegna nel creare un oggetto. Ho sempre creduto che ci sia anche una componete legata ad un lato psicologico di chi produce tali pezzi: produrre con questa cura serve a soddisfare la psiche di chi la costruisce, per sentirsi in armonia con le proprie idee, e quindi lo fa per se stesso. Questo credo l’avesse intuito anche Olivetti, che faceva produrre parti dalle rifiniture raffinate per nutrire non solo il proprio, ma soprattutto quello del lavoratore, senso di soddisfazione che si ha nel fare il proprio lavoro fatto bene. Questa può essere considerata una strategia dettata da una forte e sentita responsabilità di impresa. Ma secondo me c’è di più: c’è il genio di un uomo che applicava, e provava a trasmettere a tutti coloro che lavorassero con lui e per lui, il suo senso olistico di bellezza, che va oltre l’estetica e che si eleva a funzione sociale.

1 nota | Reblog
2 mesi fa

Argutamente demenziale | Abitare

Gli studenti de l’Ecal progettano una casa popolata da oggetti sentimentali.

+DESIGN -MARKETING

Questa vuol essere una provocazione, ma anche una soluzione ed una speranza.

Plascore, laboratorio dei materiali della Facoltà del Design di Bolzano. #bolzano #facoltadeldesign #plascore (presso Freie Universität Bozen / Libera Università di Bolzano / Free University of Bozen - Bolzano)

Plascore, laboratorio dei materiali della Facoltà del Design di Bolzano. #bolzano #facoltadeldesign #plascore (presso Freie Universität Bozen / Libera Università di Bolzano / Free University of Bozen - Bolzano)

1 nota | Reblog
2 mesi fa
Proposta per un’autoprogettazione, Enzo Mari (1973) - IL DESIGN ITALIANO OLTRE LA CRISI, Triennale di Milano - Design Museum #milanodesignweek #fuorisalone #latriennale (presso La Triennale di Milano)

Proposta per un’autoprogettazione, Enzo Mari (1973) - IL DESIGN ITALIANO OLTRE LA CRISI, Triennale di Milano - Design Museum #milanodesignweek #fuorisalone #latriennale (presso La Triennale di Milano)

The Car Poolers a Torino.

Le opere di Alejandro Cartagena (Santo Domingo, 1977) sono una serie di fotografie con stesso soggetto e medesima inquadratura: un pick up visto dall’alto con arnesi da manovalanza, coperte e operai nel retro, seduti o sdraiati, soli o accalcati, che leggono, pensano o dormono. Con una ricerca a sfondo sociale, l’artista immortala il via vai dei pendolari sud-americani sull’autostrada 85, da Monterrey a San Pedro Garza Garcia, una delle città più ricche dell’America Latina e calamita per poveri bisognosi di lavoro. Parte del corpus più ampio Suburbia Mexicana, si sofferma sul rapporto tra l’architettura e il movimento, l’uomo e il paesaggio, in una critica all’irrefrenabile espansione delle periferie in un’urbanizzazione priva di lungimiranza. Car Poolers di Cartagena, che ha precedentemente esposto a New York, Los Angeles e San Francisco, si basa sulla moltiplicazione di un modello immortalato in movimento, da cui il riferimento ai camion fotografati da Franco Vaccari e John Baldessari sulle (auto)strade del panorama artistico degli anni Sessanta e Settanta.

Clara Rosenberg

Alejandro Cartagena – The Car Poolers
RAFFAELLA DE CHIRICO
Via della Rocca, 19
011 19503550
info@dechiricogalleriadarte.it
www.dechiricogalleriadarte.it

2 note | Reblog
3 mesi fa
1 2 3 »